Se m'è lecito dire la mia da ex-cattolica, conosco anch'io la storia di don Bosco, sul quale avevo dei fumetti ecclesiastici particolarmente istruttivi (in uno faceva pure un viaggio all'inferno e ritorno

Dante, proteggici tu!)
Non dimentichiamoci il buon San Francesco, e San Rocco che è accompagnato da un cane.
Proprio sul binomio lupo/cane vorrei soffermarmi.
Spesso il popolo cristiano (ma più specificamente quello cattolico) viene paragonato a un gregge di pecore. Quando però è il singolo a essere preso in considerazione, scatta un'altra identificazione: il credente è anche associato alla figura del cane, il lupo ammaestrato.
Mi verrebbe da dire che quando i lupi vengono convertiti, essi diventano cani, quindi è una metafora della conversione: l'a-moralità del lupo era data dal suo essere selvaggio, da non aver ancora incontrato Dio: dopo averlo fatto, la sua natura si addomestica, e diventa il cane fedele.
Così, ma al contrario, è anche per le pecore: perchè il maligno è associato alle capre e non alle pecore? Ma perchè le capre sono molto più selvatiche delle pecore.
Le pecore stanno in gruppo, e non disubbidiscono al pastore; le capre invece fanno quello che vogliono, o perlomeno, non esistono i greggi di capre. da qui l'associazione capra-indipendenza, o anche eresia- maligno.
"I will kiss the goat!"




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Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l'ire e i giovenil furori
d'Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.
-Ludovico Ariosto, Orlando Furioso
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